salento coast to coast

Oggi vorrei presentarvi una barboncella: Francesca Matteucci. L’ho incontrata quest’estate in spiaggia mentre insieme al suo ragazzo Marco Garbetta giravano il salento coast to coast in kayak (ricordate?).

Cosa fai nella vita Francesca?
Ciao a tutte, sono una studentessa specializzanda di scienze pedagogiche. Lo studio occupa la maggior parte delle mie giornate!! Per pagarmi gli studi lavoro come modella e fotomodella non prendendo assolutamente sul serio quest’attività..infatti non seguo diete e di conseguenza non sono acida come di solito sono la maggior parte delle ragazze che svolgono questo tipo di lavoro .

Come vi è venuta l’idea di questo viaggio?
L’idea di questo viaggio si e’ concretizzato quando ho incontrato il mio fidanzato: e’ stato in assoluto il primo argomento di cui abbiamo parlato, in quanto entrambi mossi da una grandissima passione per il mare! Dopo aver acquistato i kayak, li abbiamo attrezzati e senza aspettare le belle giornate abbiamo cominciato a fare battute di pesca! Non mi era mai capitato di andare al mare a febbraio!! Sperimentiamo all’inizio dell’estate l’esperienza di dormire in tenda, alle Tremiti, capendo che siamo davvero portati per questo tipo di viaggio cosi’ organizziamo tutto per farne uno lunghissimo e scegliamo il Salento! L’idea e’ quella di dimostrare che e’ possibile farsi un mese di vacanza avendo poco per essere felici e spendendo il minimo che si possa pensare. Il tutto ovviamente stando a stretto contatto con la natura (il nostro obiettivo principale).

 
Quando ho visto i vostri kayak sono rimasta sbalordita, ci puoi descrivere la vostra attrezzatura di sopravvivenza?

Sapevamo sin dall’inizio che ci saremmo portati solo l’indispensabile per sopravvivere e cosi’ ci siamo attrezzati a dovere. Avevamo tre borracce termiche, per l’acqua, affinche’ la mantenesse fredda tutta la giornata; tenda da campeggio ( che ci ha salvati da intemperie, zanzare e animaletti vari che gironzolano sulle spiagge la sera); due canne da pesca; una griglia per cucinare il pesce eventualmente pescato; un fornellino a gas; una borsa stagna per le scorte di pasta, sughetti pronti, crostini, tonno e scatolame vario; una borsa stagna per la colazione, una per pranzi veloci e una per gli indumenti sia miei che del mio ragazzo; sacchi a pelo; torce frontali e una lampada da inserire all’interno della tenda; un gps; un ecoscandaglio; fotocamera rigorosamente subacquea; un barattolo stagno dove inserire i nostri effetti personali (telefono, chiavi, creme varie…); un retino contenente maschera e tubo, borracce, ancora; un spugna per asciugare l’acqua entrata nei kayak, anche se spesso fungeva da strumento refrigerante; fucile da pesca e pinne; detersivo per piatti e per indumenti. Spero di non aver dimenticato nulla!!

Quanti km avete fatto ogni giorno? Come sceglievate i posti dove fermarvi?
I km percorsi ogni giorno variavano in base alle nostre condizioni fisiche e al vento che se era a favore ci dava una bella spinta altrimenti ci rallentava parecchio. Comunque sia portavamo una media di 20/30 km/h…
Non abbiamo sempre scelto il posto dove fermarci, a volte, per via della stanchezza, dovevamo fermarci per forza, come quando abbiamo attraversato il porto di Brindisi, enorme direi, non approdando in una bellissima spiaggia; infatti c’era anche divieto di balneazione li’ pero’ era inevitabile fermarci dopo circa 32 km di navigazione e data la tarda ora. Era ormai buio! Esclusa questa volta, tutte le altre siamo stati enormemente fortunati perche’ siam capitati in spiagge favolose con panorama mozzafiato. L’importante era scegliere una spiaggia sabbiosa, non importava se piccola o grande, ci bastava solo che ci fosse spazio per la nostra tenda.

Come si svolgevano le vostre giornate?
Le nostre giornte portavano i ritmi del sole: svegli all’alba (anche se spesso io avrei voluto riposare un po’ di piu’) e a nanna praticamente poco dopo il tramonto, spesso intorno alle 21. Dopo una ricca colazione smontavamo la tenda e partivamo. Ogni giorno era diverso da un altro e imparavamo, in base alle avversità climatiche e alle piccole difficolta’ quotidiane, nuove tecniche di sopravvivenza. Pagaiavamo 5/6km poi ci fermavamo per acquistare nei vari bar dei lidi l’acqua fresca della quale non potevamo assolutamente fare a meno. Se avevamo fame, ci compravamo anche un gelato oppure approfittavamo di bagni o docce dei lidi. Riprendendo il viaggio, facevamo un’altra sosta all’ora di pranzo. A volte ci compravamo la pizza ma spesso ci cucinavamo l’impossibile non facendoci mancare nulla! Altre volte capitava addirittura che la gente che sostava sulla nostra spiaggia ci portava il pranzo o ci offriva frutta e acqua mostrandoci una grandissima umanita’…fantastici!! Questa sosta durava circa tre ore…spesso ne approfittavamo per riposare, specie se la notte avevamo dormito poco!

Il pomeriggio ripartivamo spediti perche’ ci prefiggevamo sempre l’ultima meta della giornata da raggiungere! Riuscivamo pero’ anche ad esplorare i fondali di quel mare irresistibile, cosi’ scendevamo dai kayak e muniti di maschera e tubo nuotavamo per un’oretta trainando i nostri mezzi! Se eravamo stanchi facevamo altre soste in spiaggia fino a che poi arrivavamo li’ dove avevamo deciso. Piccolo particolare importante: durante tutte le nostre soste abbiamo conosciuto una marea di gente, cosi’ come e’ accaduto con le vostre amiche barboncelle!! Parlavamo di tutto, si partiva ovviamente dalla cucriosita’ per il nostro viaggio per poi finire a raccontarci le nostre vite e cio’ capitava anche con persone molto adulte, che probabilmente avrebbero sempre sognato di vivere la nostra stessa avventura. Quando arrivava il momento di montare la nostra bella tenda, era ormai buio e sapevamo che dovevamo effettuare un altro importante passaggio: cospargerci di autan per la lotta incessante contro le zanzare! Importantissimo era anche indossare degli indumenti asciutti…eravamo in mare tutto il giorno, perennemente con costumi umidi percio’ qualcosa di caldo addosso era l’ideale per la sera! Ovviamente ci veniva fame e cenavamo in base alle esigenze o con pizza acquistata in qualche posto vicino a noi o ci cucinavamo un bel primo sostanzioso! E’ capitato anche che io sia andata a letto senza cena per la troppa stanchezza ma Marco mangiava sempre qualcosina. Una volta riempito il nostro stomaco e aver lavato pentola, scodelle e posate, uno sguardo al panorama di fronte a noi e al cielo che ci regalava immagine fantastiche e poi subito in tenda. Non volevo dimenticare nulla di questo viaggio cosi’ mi mettevo a scrivere il diario di bordo, ricordando ogni tappa toccata e ogni avvenimento vissuto; poi Marco non si addormentava se prima non gli rileggevo tutto cosi’ la serata terminava con i nostri commenti e tante coccole.

Questo è il diario di viaggio di Marco e Francesca!

Quale difficoltà hai incontrato da donna affrontando quest’avventura?
Credo di avere molto coraggio, sapevo gia’ che non avrei avuto grosse difficolta’ nell’affrontare quest’esperienza infatti paradossalmente i piu’ grandi pericoli che abbiamo incontrato li superavo facilmente. Mi riferisco in particolar modo al mare super agitato che spesso, quando ervamo nell’Adriatico, abbiamo dovuto affrontare. Mare forza 4 con un maestrale che alzava delle onde incredibili…io non avevo paura! Anzi, mi divertivo ma soprattutto ero orgogliosa di me stessa perche’ riuscivo a governare tutto con tranquillita’ e col sorriso! Avevo pero’ una grossa preoccupazione: il ciclo! Dovete sapere che sono una di quelle ragazze che non va al mare in tali condizioni..non soffro tanto ma comunque e’ una circostanza che mi rallenta parecchio…solitamente! Prima di partire avevo coinvolto le mie amiche per farmi dare qualche consiglio utile e non c’era niente da fare, gli assorbenti interni erano la soluzione! Ma come si usavano? Questo ed il problema piu’ grande ahhhaahah! Vi dico solo che son stata piu’ di mezz’ora al telefono con mia madre sperando potesse darmi dritte in merito.. Mi ero persa in un bicchiere d’acqua in pratica….altro che nel mare!!! Riesco per fortuna a cavarmela, con tanta pazienza e scopro che quei batuffoli sono molto utili! Ovviamente dovevamo fermarci spesso ma ce l’ho fatta!!

Un’altra difficolta’ stava nel non riuscire a lavarsi i capelli spesso. La salsedine non mi da fastidio sulla pelle quanto sui capelli!! Mi ero munita di olio di semi di lino e solo cosi’ quando trascorrevano anche 4 gg senza poterli districare e lavare, riuscivo a pettinarli! Poi non avevo portato specchi con me, percio’ capitava che mi specchiassi dopo giorni ammirando i cambiamenti del mio viso e del mio corpo con stupore! L’ultima difficolta’, forse la piu’ grande era di tipo psicologico quando dovevamo percorrore lunghissimi tragitti con la consapevolezza che non avremmo trovato spiagge sabbiose, per fermarci anche solo un attimo! E succedeva sempre a fine giornata, quando gia’ eravamo stanchi e accaldati e non potevamo fare alcuna sosta…guardare un orizzonte lontanissimo, quasi irraggiungibile, tutto roccioso mi creava un blocco fisico!!! Quando non ci pensavo riuscivo nell’impresa ma quando mi ci fissavo il corpo non rispondeva agli stimoli, infatti una volta mi son dovuta far trainare da Marco perche’ avevo esaurito le mie forze!!! Per il resto c’ e’ voluto tanto spirito di adattamento…

Qualche trucchetto per restare fighe in un viaggio così selvaggio?
Restare figheeee???? Impossibile!
Non fare la modesta!
Trascorri la maggior parte del tempo in costume e quindi se poco poco hai qualche inestetismo che volevi celare, in questo caso sei allo scoperto! Per quanto riguarda l’abbronzatura io avrò cambiato pelle, nonostante la protezione solare utilizzata i primi giorni, almeno tre volte… Ed era proprio quando non avevo possibilita’ di specchiarmi.. Il mio specchio era Marco che mi descriveva la situazione del mio viso maculato  pero’ garantisco che dopo i primi tempi poi l’abbronzatura diventa omogenea ed io ancora son nerissima! Per quel che concerne i capelli, non so voi, ma io ho un liscio che a contatto con l’acqua di mare diventa un ondulato gonfio, dandomi un aspetto selvaggio che a me piace un sacco! Poi l’olio ai semi di lino e’ una santa cosa quando si e’ troppo a contatto con sole e mare e lascia un profumo dolcissimo sui capelli, ammorbidendoli.. Il trucco scordatevelo! Innanzitutto perche’ non c’ e’ tempo, poi sei sempre a contatto con l’acqua! Inoltre cosa c’ e’ di meglio di un bel viso abbronzato in piena estate? Se sei truccata non ti abbronzi! Per tutte queste ragioni io ho preferito lasciare tutti i trucchi a casa. Avevo con me solo una buona crema idratante per il viso, una pinzettina per le sopracciglia, una spazzola, un rasoio e una lima per unghie! Il minimo indispensabile direi. Quindi meglio non porsi il problema di apparire fighe in questo tipo di avventure perche’ il bello e’ proprio quello di staccare dalle abitudini quotidiane casalinghe e assumere le sembianze di quel viaggio. Se fai un viaggio selvaggio, assumi tali sembianze!!

Qual’è il ricordo più bello di questo viaggio?
Non vorrei sembrarvi scontata ma tutto il viaggio e’ un ricordo fantastico e indelebile! Persino i pericoli, sono per me un bellissimo ricordo, ne ridiamo ancora oggi, parlandone con i nostri amici!! I tramonti poi, non ne parliamo… Restavamo in silenzio spesso, quasi come se stessimo godendo di uno spettacolo al cinema o al teatro…ammirare le sfumature del cielo e del mare dalla spiaggia e’ fantastico! Quando rimanevamo soli nelle baie, c’era una pace quasi ultraterrena.. Invece durante il giorno i sorrisi ce li strappava la gente che abbiamo incontrato… Il mondo non e’ tutto marcio come spesso si pensa! E ancora, una cosa che ricordo con estremo piacere sono i saluti via mare.. I pescatori sulle barche, i naviganti in barca a vela e i sub ti salutano quando ti vedono! E’ come se quel gesto nascondesse la stima per te che sei in mare come loro… Percio’ anche io quando incontravo questa ” gente di mare” prendevo l’iniziativa a salutarli senza conoscerli!! Insomma, un’esperienza meravigliosa in tutti i suoi aspetti… Ve la consiglio!!

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2 pensieri su “salento coast to coast”

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